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Concorso 1400 vice ispettori - appello al Capo della Polizia

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Roma, 22 marzo 2017

 

Ill.re    

Capo della Polizia

Direttore Generale della Pubblica Sicurezza

Pref. Franco Gabrielli

 

Oggetto: concorso interno per 1400 vice ispettori.

 

            Illustre Capo della Polizia,

                                                                      con questa mia faccio riferimento a quanto emerso nel corso della riunione del pomeriggio del 21 marzo u.s., nel corso della quale, Lei, ci ha incontrato, insieme alle altre OO.SS., per riferire sullo stato dei concorsi nella Polizia di Stato.

Con specifico riferimento al concorso interno per 1400 vice ispettori, ho accolto con estremo piacere che, così come Le avevamo più volte chiesto, l’Amministrazione ha finalmente sciolto le riserve, comunicando che il Dipartimento è definitivamente giunto alla conclusione che il suddetto concorso non sarà annullato e che tutti gli idonei saranno ammessi alla frequenza del corso. Contestualmente, non avendo mai fatto differenze tra idonei e non idonei, ma tra meritevoli e non meritevoli, abbiamo, altresì, appreso con altrettanto favore che, come prospettatoLe anche per tabulas, l’Amministrazione abbia accertato che un numero significativo di elaborati, giudicati in origine non idonei, dovranno essere nuovamente riesaminati. Fin qui, si è finalmente cristallizzata una situazione che da troppo tempo segnava incertezze e confusioni.

A queste condivise comunicazioni, purtroppo, ne è seguita un’altra che, invece, ha lasciato basiti noi e i tanti colleghi rimasti fuori dal riesame, ai quali, sia Lei, appena qualche mese fa, sia il Suo predecessore, il 25 gennaio 2016, con nota nr. 333.B/555/RS/01/67/1/000263, avevate fatto accendere delle speranze di giustizia.

Mi riferisco al fatto che abbiamo appreso di come la revisione degli elaborati dei candidati non idonei alla prova scritta, abbia sorprendentemente riguardato solo i ricorrenti in sede giurisdizionale, non essendo stata praticabile l’estensione anche ad altre forme di autotutela che, pare, avrebbero compromesso irrimediabilmente l’intero concorso.

Per onestà intellettuale, Signor Capo della Polizia, così come già rappresentatoLe nel corso del citato incontro, non posso che reiterarLe il mio sconforto nei confronti di tale decisione e rendermi portavoce dell’amarezza e della profonda delusione manifestata dai numerosi colleghi che, con questa decisione, si vedono precludere ogni possibilità di riesame del proprio elaborato, magari perché hanno avuto la sola colpa – come da Lei stesso affermato in altre circostanze - di non potersi permettere economicamente di affrontare le spese di un ricorso, ovvero solo perché si sono sentiti profondamente sfiduciati e delusi dalla propria amministrazione, al punto da non voler neanche intentare un ricorso al TAR.

Eppure, questi dipendenti, i Suoi dipendenti, la ricordano bene mentre, animato di un sicuro spirito di giustizia, proferiva le seguenti frasi:…. stiamo rileggendo tutti i compiti, perché il tema non è solo delle persone che hanno fatto ricorso, ci sono molte persone che magari non lo hanno fatto….anche economicamente o perché c’è una sfiducia a fare ricorsi che poi si sa che hanno un esito scontato. Io vorrei riportare nella nostra Amministrazione non soltanto l’orgoglio dell’appartenenza ma anche la certezza che le regole ci sono, ma soprattutto si applicano. Noi non possiamo essere credibili nel momento in cui andiamo fuori a far rispettare la Legge e non siamo noi i primi a rispettarla, è qualche cosa che credo non possa andare.”.

Dichiarazioni importanti, forti, come solo un Capo della Polizia autorevole sa fare, che non sono passate inosservate tra gli appartenenti alla Polizia di Stato, e che hanno immediatamente fatto il giro d’Italia, rimanendo indelebili nella memoria degli interessati.

Dichiarazioni che, tra l’altro, seguivano anche quelle espresse dal Suo predecessore, Pref. Pansa, e vergate il 25 gennaio 2016, in una nota di risposta (che Le allego in copia) ad una mia missiva del 7 gennaio 2016, con la quale il Capo della Polizia asseriva che “…è mio intento rassicurare che eventuali istanze di riesame della prova scritta presentate dagli interessati, generate dal dubbio di una erronea valutazione del proprio elaborato da parte della commissione, saranno prese in considerazione compatibilmente con l’impegno per le prove orali…. Tale tempistica non precluderà, comunque, la trattazione sia delle domande di accesso agli atti che delle eventuali istanze che dovessero seguire queste ultime.”.

Ebbene, Signor Capo della Polizia, sulla base sia di queste Sue dichiarazioni, condivisibili dalla prima all’ultima parola, sia delle rassicurazioni fornite nell’immediato anche dal Suo predecessore, atteso che l’istituto dell’autotutela decisoria è il potere che ha la pubblica amministrazione di riesaminare, senza l’intervento del giudice, i propri atti, al fine di confermarli, modificarli o annullarli dando luogo a un procedimento di secondo grado che incide su un provvedimento già adottato, non riesco a comprendere quali siano gli ostacoli di ordine giuridico o di interesse pubblico che abbiano alla fine portato l’Amministrazione a negare quella speranza che pure era stata convintamente accesa in tanti giovani colleghi.

Non comprendo, e come me anche i tanti dipendenti interessati, per quali ragioni l’eventuale riesame degli elaborati di chi avesse avanzato istanza di autotutela pregiudicherebbe irreparabilmente l’intero concorso.

Tale amarezza e sconforto da parte dei tanti dipendenti coinvolti, si scontra ulteriormente ed in modo violento con le Sue parole, allorquando, con riferimento ad alcuni elaborati giudicati idonei, ebbe ad affermare che “nei quali ragionevolmente dovremmo porci il problema non di annullare il concorso ma di togliere la qualifica anche di agente a chi lo ha scritto”.

Ebbene, Signor Capo della Polizia, credo che questi colleghi, il Suo personale che ogni giorno indossa la divisa con dignità per rappresentare un’Amministrazione e uno Stato a cui voglio appartenere con orgoglio, meritino risposte più certe e plausibili.

Da qui, questo mio accorato appello che voglio rivolgerLe ancora, in extremis, prima che sia davvero troppo tardi, affinché, pur tra le mille difficoltà riscontrate che nessuno Le disconosce, possa fare quest’ultimo sforzo e riconoscere la possibilità di un riesame anche a chi, non invocando una giustizia esterna, ha voluto e vuole ancora credere che la nostra Amministrazione abbia la forza e l’autorevolezza di riconoscere i propri errori e porvi saggiamente rimedio.

Se non è stato possibile escludere dal concorso quei pochi che fisiologicamente non meritavano di proseguire nell’iter e che sono comunque riusciti a passare nelle maglie di un concorso così articolato e complesso, quantomeno, mi auguro e voglio credere fino all’ultimo che si possa fare di tutto per non penalizzare coloro, i quali, quei meriti potrebbero anche averli giustamente dimostrati.

In attesa di urgente riscontro, l’occasione è gradita per porgerLe distinti saluti.

IL SEGRETARIO GENERALE

           Valter Mazzetti

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 23 Marzo 2017 18:54 )  

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